Gentile lettore,
quando si parla di dispositivi di protezione individuale, spesso l’attenzione si concentra sulla scelta e sulla consegna al lavoratore. Ma la gestione dei DPI non finisce nel momento in cui vengono acquistati e messi a disposizione.
Caschi, guanti, occhiali, calzature di sicurezza, otoprotettori, dispositivi per la protezione delle vie respiratorie e sistemi anticaduta devono continuare a garantire nel tempo le prestazioni per cui sono stati scelti.
Il riferimento principale è il D.Lgs. 81/2008, Titolo III, Capo II, e in particolare l’articolo 77, che disciplina gli obblighi del datore di lavoro relativi alla scelta, all’utilizzo e alla gestione dei DPI. Il testo vigente del Decreto è disponibile anche nell’edizione aggiornata a gennaio 2026 pubblicata dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro.
La norma prevede un principio molto concreto: il datore di lavoro deve mantenere in efficienza i DPI e assicurarne le condizioni di igiene, attraverso la manutenzione, le riparazioni e le sostituzioni necessarie, secondo le indicazioni fornite dal fabbricante. Deve inoltre fornire istruzioni comprensibili, informare il lavoratore sui rischi dai quali il dispositivo lo protegge e definire le modalità di riconsegna e deposito dopo l’utilizzo.
Questo significa che non basta poter dimostrare che il DPI è stato consegnato.
La domanda da porsi è un’altra: quel dispositivo è ancora in condizioni di svolgere correttamente la propria funzione?
Non esiste, infatti, una “scadenza dei DPI” uguale per tutti. La durata di utilizzo deve essere valutata tenendo conto dell’entità del rischio, della frequenza dell’esposizione, delle caratteristiche del posto di lavoro e delle prestazioni del dispositivo. A questi elementi si aggiungono le istruzioni e i limiti indicati dal fabbricante.
In pratica, due DPI acquistati nello stesso momento possono avere una vita operativa molto diversa.
Un dispositivo utilizzato quotidianamente in condizioni gravose può deteriorarsi molto prima di uno utilizzato occasionalmente. Allo stesso modo, alcuni eventi possono rendere necessaria una verifica immediata o la sostituzione del dispositivo, indipendentemente dalla sua età.
Pensiamo, ad esempio, a un casco che abbia subito un forte urto, a un’imbracatura che presenti abrasioni o tagli, a un cordino con componenti danneggiati o a un dispositivo di protezione respiratoria conservato in condizioni non conformi alle indicazioni del produttore.
Cosa significa controllare realmente un DPI?
Significa verificare prima di tutto che sia ancora adeguato al rischio per cui viene utilizzato. Poi occorre controllarne lo stato di conservazione, l’integrità dei componenti, la funzionalità delle regolazioni e dei sistemi di chiusura e l’assenza di deformazioni, rotture o altri segni di deterioramento.
Significa anche verificare le indicazioni riportate dal fabbricante, le eventuali limitazioni di utilizzo e le modalità previste per pulizia, manutenzione, deposito e sostituzione.
Un altro aspetto da non sottovalutare è la compatibilità tra DPI utilizzati contemporaneamente. Casco, occhiali, protezione dell’udito o delle vie respiratorie devono poter essere utilizzati insieme senza compromettere reciprocamente la propria efficacia.
La corretta gestione diventa ancora più importante quando si utilizzano DPI di III categoria.
Il Regolamento (UE) 2016/425 classifica in questa categoria i dispositivi destinati a proteggere da rischi che possono provocare conseguenze molto gravi, come la morte o danni irreversibili alla salute. Ne fanno parte, tra gli altri, i DPI contro le cadute dall’alto, le scosse elettriche e il lavoro sotto tensione, il rumore nocivo, determinate sostanze pericolose e le atmosfere con carenza di ossigeno.
Per questi dispositivi la valutazione della conformità è più rigorosa e, nel caso dei DPI di categoria III, la marcatura CE è accompagnata dal numero identificativo dell’organismo notificato coinvolto nella procedura prevista dal Regolamento.
Anche sul fronte dell’utilizzo gli obblighi sono specifici. L’articolo 77 del D.Lgs. 81/2008 prevede che l’addestramento sia indispensabile per i DPI di terza categoria e per i dispositivi di protezione dell’udito.
Non è quindi sufficiente consegnare un’imbracatura anticaduta o un altro DPI complesso e limitarsi a spiegare dove deve essere utilizzato. Il lavoratore deve essere messo nelle condizioni di utilizzarlo correttamente anche dal punto di vista pratico.
Per le aziende questo comporta una gestione più strutturata.
Acquisto, consegna, istruzioni, controlli, manutenzione, eventuali sostituzioni e addestramento non sono attività separate, ma parti dello stesso processo.
Avere un armadio pieno di DPI non significa necessariamente avere DPI efficienti.
Vale quindi la pena fare periodicamente una verifica reale di ciò che è presente in azienda: capire cosa viene utilizzato, in quali condizioni si trova, se le indicazioni del fabbricante vengono rispettate e se i dispositivi sono ancora coerenti con i rischi effettivamente presenti nelle attività lavorative.
È un controllo semplice da rimandare, ma importante da fare prima che quel dispositivo debba realmente proteggere qualcuno.
Per qualsiasi approfondimento o supporto nella scelta e fornitura dei dispositivi di protezione individuale più adeguati alle attività svolte, il team Best Partners è a disposizione.
Grazie per l’attenzione,
Best Partners
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